“ Le cose che ho imparato nella vita ” di Giorgia Bettaccini

Crescendo ho imparato che siamo esseri imperfetti e fragili.

Impariamo ogni giorno la vita proprio dalla vita stessa.

“Nasciamo con le mani piene, per questo da neonati stringiamo i pugni, perché abbiamo i doni più meravigliosi che si possano desiderare: l’innocenza, la curiosità, la voglia di vivere!”, come dice una frase di un film.

Iniziamo il nostro viaggio con non poche incertezze ed attraversiamo questo mondo indossando delle maschere per essere accettati e, se va bene, riusciamo a capire in tempo che rischiamo di non riconoscerci più.

Quando siamo fortunati riusciamo a liberarci di quelle maschere, a ritrovare noi stessi ed iniziamo la ricerca della nostra libertà e della nostra consapevolezza.

A quel punto, lungo il nostro tragitto, incontriamo ed iniziamo a distinguere molte maschere e pochi volti onesti e sinceri.

Crescendo ho imparato a costruire la mia vita con mattoni di amore e di pazienza … un mattone per volta, messo con attenzione ed impegno costante.

Ho imparato che la vita ti dona delle persone importanti che ci sono anche quando non sono più  fisicamente lì con te e che ti insegnano molto, come le basi interiori e i valori fondamentali.

Alcune di esse ti  insegnano a camminare i tuoi passi.

Altre ti insegnano a capire che sei un po’ come loro, ma sei anche altro da loro.

Ti insegnano che sei unico ed è questa la tua vera ricchezza.

In alcuni momenti, trovi chi percorre con te un po’ della tua strada, chi ti aiuta a posare alcuni di quei mattoni e chi inizia a costruire con te, mattone dopo mattone.

Altre volte , invece, trovi chi ti illude di aiutarti , di costruire insieme a te e invece, quando meno te lo aspetti, ti distrugge tutto quello che avevate costruito , così, in un attimo.

Come se niente fosse.

E ti ritrovi con il cuore in frantumi ed una montagna di detriti che ti intralciano la via e la vita.

Allora resti un po’ lì, sotto a quelle macerie, convinta che lì resterai per il resto dei tuoi giorni, con la polvere addosso, con gli occhi sporchi che non vedono più la luce, con il corpo stanco e dolorante e la mente arresa.

Resti sotto quella costruzione ormai distrutta e ne riconosci ogni pezzo, ne ricordi ogni istante ed ogni profumo… e non sai perché doveva finire proprio così.

Ti avevano insegnato a costruire con amore, pazienza ed impegno. E proprio quell’amore, quella pazienza, quell’impegno ti hanno fatto ritrovare sotto quelle macerie, inerme, polverosa, stanca,  senza capire perché.

Inizi ad odiare tutto quello in cui hai creduto fino a quel momento. Odi i tuoi valori, il tuo impegno, la tua onestà e la tua fiducia negli altri . Odi la tua vita. Odi te stessa.

Poi arriva un giorno in cui intravedi uno spiraglio di luce in mezzo a quella polvere, ma non ci credi. Quella luce non potrà restituirti quello che avevi e non potrà mai darti quello che eri riuscita a costruire. Non è possibile.

Pensavi che quello che avevi costruito fosse così solido, bello e forte, pensavi che non potesse esistere altro. Lo avevi fatto tu, come ti avevano insegnato e non ce l’avresti mai fatta da sola, no. Conteneva tutto quello che ti avevano detto che serviva:  il tuo amore, la tua pazienza, i tuoi sacrifici, le rinunce, i mille compromessi, la rassegnazione.

E poi, guarda cosa è successo! Perché? Cosa ho sbagliato? Cosa ho fatto per non riuscirci? Era solo un’illusione? E ora quella luce? Non ti fidi. Quella luce potrebbe essere un inganno, un’altra illusione che ti crei e che poi ti farà male quando meno te lo aspetti.

O forse quella luce potrebbe darti la forza e la speranza di provare di nuovo a ricostruire, a pulire i mattoni riutilizzabili, a riciclare con fantasia i mattoni rotti, a eliminare quelli ormai inutili.

Potresti anche provare a pulirti gli occhi. Di lacrime ne hai versate abbastanza.

Gli occhi vedono ancora confusi ma vedono quella luce.

Riuscirai a guardarla? Riuscirai a fidarti di nuovo della forza del tuo amore, della tua pazienza… e provare a ricostruire, piano piano?

Ma la paura è più forte della speranza a volte.

La paura ti blocca, ti oscura la strada. La paura non ti da modo di fidarti più di niente e di nessuno.

E allora passa il tempo ma decidi di andare avanti, uscire da quelle macerie, pulire e ricostruire.

La luce ti ha dato la speranza e le lacrime ti hanno aiutato a ripulirti gli occhi.

Adesso puoi vedere di nuovo cosa c’è là  fuori.

Decidi di tenerti un po’ di polvere e detriti in un angolo del tuo cuore, solo per ricordarti quello che eri, ciò che credevi ed il dolore che hai provato.

La tieni per ricordarti che non dovrà più succedere. Mai più.

Ma come?

Può una brutta esperienza insegnare davvero come proteggersi??

No… La risposta è no, non può farlo.

Solo la vita ti insegna che l’esempio, la curiosità, la voglia di vivere e l’incoscienza ti servono per imparare ad andare in bicicletta, come metafora della vita.

Le brutte esperienze ti insegnano a cadere, a sbucciarti le ginocchia e a piangere.

Le belle esperienze ti insegnano a rialzarti, nonostante tutto.

Le brutte persone, quelle che si nascondono dietro a maschere di onestà e di bontà, ti insegnano con dolore che c’è un’unica persona sulla quale poter contare in qualsiasi momento.

Quella persona sei tu, nessun altro.

Le belle persone, i sentieri che percorri, i paesaggi mozzafiato, l’aria che respiri, il calore che ogni tanto hai in dono, i suoni piacevoli, ogni minima “cosa” che incontri lungo la tua strada…ti insegnano che vale sempre la pena proseguire, prendere fiato e continuare a pedalare.

E quindi pedala con forza, con amore e con fiducia.

Approfitta dei momenti unici ed importanti in cui la tua bicicletta si trasformerà in un tandem.

Se sarai fortunato potrai pedalare insieme a qualcuno ed essere aiutato a farlo. A volte in discesa, a volte in salita, a volte da solo spingendo per due, a volte anche per tre o per quattro.

E allora scoprirai la ricchezza che hai ad avere te stessa e quale regalo ad incontrare qualcuno con cui condividere la tua strada, fino a che si può.

E scoprirai quanto ancora puoi costruire, ricostruire, cambiare, imparare, crescere.

Finché ce n’è. Finché si può. Vivi, pedala, condividi, piangi, cadi, rialzati, curati le ferite e rinizia… Abbi il coraggio di guardare quella luce. Apprezza i doni della vita. Apprezza le belle persone che incontri perché ti daranno calore e speranza, ma anche quelle brutte, che si nascondono dietro alle maschere, perché ti insegneranno a non essere come loro.

E soprattutto apprezza chi sei, imperfetta, fragile, consapevole, unica e sii felice!

 

Questa la dedico a chi, come me, almeno una volta nella vita, ha vissuto di illusioni, ha costruito senza la giusta consapevolezza, non è riuscito a capire il vero volto che si nascondeva dietro ad una maschera e si è ritrovato, ad un certo punto, sotto le macerie, con i sensi di colpa di chi pensa di aver sbagliato tutto e di non meritarsi la felicità.

A chi è rimasto sotto quelle macerie pensando di non avere più la forza e la fiducia per rialzarsi.

A chi ha imparato che le belle persone arrivano come doni da accogliere a braccia aperte con un sorriso ed una grande ricchezza da lasciarci. Le brutte persone arrivano come prove da superare per insegnarci, comunque, qualcosa.

E a chi, come me, ha capito solo dopo che la persona più importante da amare nella vita non va cercata, ma si trova più vicina di quanto possiamo immaginarci. Basta guardarsi allo specchio per poter vedere e accettare ogni tratto. Basta rispettarsi, ascoltarsi ed accogliere ogni emozione per iniziare ad amarsi davvero.

 

Giorgia Bettaccini

 

 

Innamorati di te. Della vita. E dopo di chi vuoi.

(Frida Kahlo)

 

 

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che il dolore e la sofferenza emotiva servivano a ricordarmi che stavo vivendo in contrasto con i miei valori. Oggi so che questa si chiama autenticità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito quanto fosse offensivo voler imporre a qualcun altro i miei desideri, pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta, anche se quella persona ero io. Oggi so che questo si chiama rispetto.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di desiderare una vita diversa e ho compreso che le sfide che stavo affrontando erano un invito a migliorarmi. Oggi so che questa si chiama maturità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito che in ogni circostanza ero al posto giusto e al momento giusto e che tutto ciò che mi accadeva aveva un preciso significato. Da allora ho imparato ad essere sereno. Oggi so che questa si chiama fiducia in sé stessi.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, non ho più rinunciato al mio tempo libero e ho smesso di fantasticare troppo su grandiosi progetti futuri. Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e felicità, ciò che mi appassiona e mi rende allegro, e lo faccio a modo mio, rispettando i miei tempi. Oggi so che questa si chiama semplicità.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò che metteva a rischio la mia salute: cibi, persone, oggetti, situazioni e qualsiasi cosa che mi trascinasse verso il basso allontanandomi da me stesso. All’inizio lo chiamavo “sano egoismo”, ma oggi so che questo si chiama amor proprio.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di voler avere sempre ragione. E cosi facendo ho commesso meno errori. Oggi so che questa si chiama umiltà.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono rifiutato di continuare a vivere nel passato o di preoccuparmi del futuro. Oggi ho imparato a vivere nel momento presente, l’unico istante che davvero conta. Oggi so che questo si chiama benessere.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che il mio pensiero può rendermi miserabile e malato. Ma quando ho imparato a farlo dialogare con il mio cuore, l’intelletto è diventato il mio migliore alleato. Oggi so che questa si chiama saggezza.

Non dobbiamo temere i contrasti, i conflitti e i problemi che abbiamo con noi stessi e con gli altri perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi. Oggi so che questa si chiama vita.

(Kim Mcmillen)

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Immagine di copertina: Sophrosyne: “profonda coscienza di sé”  di Serena Bettaccini