“Ho fatto un sogno” di Giorgia Bettaccini

Ho fatto un sogno in cui i bambini erano le persone più importanti del mondo. Loro erano ascoltati da tutti. Non c’era decisione che non fosse proposta, valutata, discussa e approvata dai bambini. Erano organizzati democraticamente ed erano a capo dei loro paesi.

 

Ho fatto un sogno dove gli adulti non avevano perso la speranza perché al loro fianco, al loro governo, alla loro guida c’erano i bambini. I bambini di tutto il mondo.

Non esisteva la fame e non esistevano le ingiustizie… tutti potevano dire la propria opinione. Ogni proposta era valutata ma doveva rispondere prima di tutto ai bisogni dei bambini. Se rispettava questa prima ed importante condizione e piaceva alla maggior parte dei bambini allora si poteva approvare.

 

Ho fatto un sogno dove gli adulti, non tutti però, avevano ruoli importanti, di supporto e di sostegno, ma non potevano decidere. Gli adulti più vicini al governo dei bambini erano quelli che, crescendo, avevano mantenuto la loro parte bambina e riuscivano ad utilizzarla. Ecco, loro, questi adulti speciali, si distinguevano bene, ma venivano comunque selezionati e valutati con attenzione dai bambini. Non avevano un’età precisa, ma di solito si riconoscevano dagli occhi luminosi, dal sorriso e dal cuore grande. Loro erano i consiglieri con esperienza, i saggi con cui confrontarsi prima delle decisioni, soprattutto quelle più importanti. La maggior parte di loro erano nonni o nonne, ma non tutti. Avevano, però, avuto un’esperienza di vita intensa, non sempre facile e, nonostante tutto, erano riusciti a mantenere il sorriso ed uno sguardo limpido, pulito e senza pregiudizi ed erano diventati una fonte importante per tutto il mondo dei bambini. I bambini ed i saggi consiglieri al governo avevano un rapporto diretto con tutte le realtà, dalle più piccole alle più grandi, senza distinzioni. Avevano una rete fitta di rapporti e conoscevano ogni portavoce di ogni zona. Si fidavano, ma avevano comunque modo di poter chiedere l’idea e l’opinione di tutti e di monitorarla costantemente.

 

Ho fatto un sogno in cui ogni luogo, ogni strada, ogni vicolo, ogni piazza ed ogni parco erano colorati, ben organizzati ed accessibili a tutti. Erano posti allegri, puliti ed accoglienti, pieni di alberi, di fiori, di ruscelli freschi e di prati verdi.

 

Ho fatto un sogno dove la scuola esisteva, sì. Aveva tanti spazi all’aperto, a contatto con la natura, boschi e giardini dove poter correre, saltare e giocare liberamente. Alcuni laboratori guidati, percorsi sensoriali per sperimentare e poche aule ampie e ben organizzate con dotazioni innovative e sempre in continuo aggiornamento, ma utilizzate solo per breve tempo. C’era la possibilità di fare formazione a distanza in alcuni momenti dell’anno o per esigenze specifiche. Fogli bianchi e colorati. Tempere, matite, pennarelli, acquarelli, gessi e tanti materiali di riciclo da poter utilizzare per scatenare la fantasia. E tanta musica.

 

Ho fatto un sogno dove, alla base dell’educazione c’erano le emozioni. E le relazioni tra insegnanti, alunni e le loro famiglie erano coltivate come si fa con un orto o un giardino, con amore, costanza ed attenzione. …

E dove chi insegnava non aveva solo un titolo di studio e una preparazione teorico e pratica ma decideva di insegnare per portare avanti una missione, non solo un lavoro. E poteva continuare ad insegnare fino a che sentiva di farlo con passione e con amore. Poteva decidere di sospendere l’insegnamento, a contatto diretto con i bambini e dei ragazzi, nei periodi difficili della vita o nei periodi di troppa stanchezza, per riposarsi e valutare se riprendere successivamente. Non c’era un’età per poterlo fare ma solo preparazione, tanta volontà e tanta passione nel farlo. I ragazzi più grandi erano sempre di supporto e si prendevano cura dei più piccoli.

 

Ho fatto un sogno in cui esisteva un mondo senza prevaricazioni, senza il più forte che se la prende con il più debole e dove ognuno ha la sua parte attiva nella società, nessuno escluso. Un mondo dove la libertà di idea e di pensiero, soprattutto quella dei bambini, era costantemente allenata e fortemente incentivata e sostenuta.

 

Ho fatto un sogno in cui non esistevano i tribunali per parlare dei diritti dei bambini. E, se proprio servivano, i giudici erano dei bambini supportati da consiglieri saggi, come per il governo. Non era necessario, però, perché i bambini ed i loro diritti erano sempre al primo posto a livello globale. Un mondo dove i diritti dei bambini erano conosciuti a memoria come un inno nazionale, ma in tutte le lingue del mondo. Erano scritti, in alto, in ogni documento importante, in ogni legge di ogni ordine e grado, nazionale o internazionale, e ricordati in ogni luogo pubblico o privato in modo obbligatorio, ma ormai spontaneo. Dove i diritti ed i bisogni dei bambini erano la norma, la regola più importante da dove scaturiva ogni legge o decisione da prendere.

 

Ho fatto un sogno in cui ogni genitore non era “genitore” solo perché aveva generato un figlio, biologicamente, ma perché era preparato a farlo e lo desiderava più di ogni altra cosa al mondo. Un sogno dove ogni genitore era preparato ed aiutato a capire che è fondamentale ascoltare attentamente le esigenze dei bambini. Non importa quali siano. Dove ogni genitore sceglieva di esserlo ed era supportato ed anche monitorato in questo tanto naturale quanto difficile compito.

Non c’era possibilità di fare del male ai bambini perché i loro genitori lo erano per scelta e soprattutto per amore e si impegnavano sempre per riuscire a comprendere e saper gestire ogni emozione dei loro figli.

 

Ho fatto un sogno dove se capitava che i genitori decidessero di separarsi le regole non cambiavano. I diritti e le esigenze dei bambini, i loro bisogni erano sempre al primo posto. Non serviva nemmeno in questo caso il tribunale perché i genitori che sceglievano di esserlo e non lo facevano solo per dovere (non era proprio consentito per legge fare il genitore per senso del dovere e non per amore), conoscevano bene i diritti dei loro bambini (e dei bambini di tutto il mondo), ma soprattutto li amavano talmente tanto e profondamente da ascoltarli e rispettarli, talmente tanto da saper perdere decisioni giuste, insieme, senza pericolo di farli soffrire.

 

Ho fatto un sogno dove i bambini erano non solo al centro del mondo. Loro erano il centro del mondo. Con i loro abbracci stretti, i loro sorrisi sinceri, i cuori grandi, gli occhi limpidi e le loro anime pulite e incorruttibili. E stavano bene… tutti bene… avvolti da un abbraccio caldo, morbido, protettivo e rassicurante di tutto il mondo.

 

 

Ho fatto un sogno…. e quando ho aperto gli occhi ho provato a richiuderli per un attimo, sperando fortemente che non fosse solo un sogno.

 

Giorgia Bettaccini

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Immagine di copertina di Martina Bezzini